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Investire in Pirelli: perché conviene?

Scritto da Redazione - giovedì, 6 Dicembre 2018 - Letto 413

Dopo il delisting, Pirelli torna in borsa e gli investitori possono nuovamente contare su un titolo azionario particolarmente affidabile. Piazza Affari lascia di nuovo spazio, dunque, al Gruppo della Bicocca che era uscito dal mercato finanziario nel 2015 a seguito di un’Opa lanciata dai cinesi di Chem China che si erano aggiudicati il titolo per una cifra pari a 7 miliardi di euro.

Oggi però la situazione è diversa e il 4 ottobre 2017 i nuovi padroni hanno deciso di rientrare dell’investimento permettendo al Gruppo di tornare sul mercato. Passano 23 mesi dal delisting del novembre 2015 e l’assenza di Pirelli cessa. Il Gruppo, dal 1992 sotto l’egida guida di Marco Tronchetti Provera, a seguito di una particolareggiata e macchinosa operazione che ha visto un riassetto azionario e di dismissione della parte industriale acquistata dal gruppo cinese, punta a tornare tra i primi quaranta principali titoli della Borsa Italiana. Il ritorno del titolo Pirelli sul mercato segna un passo decisivo: si sentiva la mancanza di una così forte quotazione che non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa in generale.

Il titolo è tornato in pista con un’IPO particolarmente interessante e che è considerato uno dei migliori investimenti da fare.

Quando si parla di Pirelli, pensando al suo ricollocamento sul mercato azionario italiano, è molto importante tenere bene a mente che si tratta di uno dei gruppi industriali più importanti al mondo che detiene un vero e proprio primato nel settore della produzione e della distribuzione di pneumatici. Il peso internazionale del gruppo e del suo titolo azionario è dunque già un buon motivo per pensare di avviare un investimento su di esso. A seguito del suo nuovo ingresso in Piazza Affari, infatti, vi è stato un importante apprezzamento del titolo che lascia presagire ottime possibilità di sviluppo e di rendimento.

Qualche dato chiarirà maggiormente il perché investire in azioni Pirelli sia conveniente per chiunque giochi in Borsa.

È da rilevare che negli ultimi anni il Gruppo aziendale Pirelli ha visto un importante riassetto della sua struttura, a cominciare dalla separazione netta avvenuta tra il segmento Premium e quello Industrial.

Se il segmento Premium si focalizza sulla produzione di pneumatici per automobili di lusso che garantiscono un livello eccelso di valore tecnologico, il settore Industrial, attraverso Prometeon, è entrato in una nuova era, supportato anche da azionisti come Pirelli stessa, Chem China e High Grade Investment Management.

Già a partire dal ritorno in Borsa dello scorso anno, il settore Premium ha fortemente aumentato il fatturato riuscendo a raggiungere un aumento pari al 10%.

Inoltre, chi sta valutando un investimento su questo titolo specifico, deve ricordare che Pirelli, ad oggi, è il fornitore ufficiale ed unico fornitore del campionato di Formula 1 e di Superbike. Va da sé che un impegno a questi livelli e in questi settori garantisca un inevitabile sforzo da parte della società che deve profondere un fortissimo impegno nello sviluppo di tutte le attività del Gruppo.

Un po’ di storia

Dopo la permanenza del titolo di circa un secolo sul Mercato Azionario, con un primo ingresso nel 1922 come Pirelli & C S.a.p.a. e poi nel 1926 come Pirelli S.p.a., Pirelli abbandona la Borsa a seguito dell’Opa Marco Polo. Nel novembre del 2015 le azioni ordinarie del Gruppo vengono sospese dalla quotazione sul Mercato Telematico Azionario e vengono revocate con il riassetto Chem China. Una revoca che non ferma certo lo spirito del CEO Pirelli, Marco Tronchetti Provera che si è alacremente dedicato al riassetto industriale, operando attraverso delicate scissioni ed una serie importante di conferimenti che si sono succeduti in questi anni con l’obiettivo di tornare in breve ad essere protagonisti nel Mercato Azionario Italiano. Dopo la sospensione della negoziazione dei titoli, arriva il delisting. E per accelerare il ritorno in borsa si rende necessario un risanamento che Marco Tronchetti Provera studia attraverso un aumento di capitale. Sarà proprio la Marco Polo Holding, la stessa ad aver lanciato la Opa a 15€ nel 2015, a siglare con un pool di banche d’affari un accordo per un prestito che farà da ponte e sarà pari a 1,2 miliardi. Questo prestito è servito a ricapitalizzare la finanziaria con un abbattimento che corrisponde ad una cifra tre volte più alta del rapporto tra il debito e il margine operativo lordo. In questo caso, le banche d’affari, infatti, hanno valutato il titolo il doppio di quanto precedentemente pagato per il delisting.

Quindi, finalmente Pirelli torna in Piazza Affari con un’Ipo rivolta sia agli istituzionali sia agli investitori retail e con azioni tra i 6,30 e gli 8,30 euro. Tronchetti Provera era sicuro, sin dall’inizio, che la rifocalizzazione sui segmenti high value avrebbe permesso una distribuzione dei dividendi già in misura del 40% al netto del risultato a partire dal 2019 ed è sull’onda di questa sconfinata fiducia che un investimento sulle azioni Pirelli sembra, sempre di più, essere una decisione giusta e ponderata.

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