venerdì, 10 febbraio 2012

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Analisi sui metalli preziosi; Argento e Piombo

Scritto da Simone il 2 settembre 2010

Come fatto già in passato, oggi il blog di Come Investire Oggi riprende a parlarvi dei principali metalli preziosi e in particolare oggi analizzeremo l’Argento e il Piombo.

Analisi dell’Argento
L’argento è destinato ad essere trainato da due forze che potrebbero risultare anche contrapposte; infatti si tratta di un metallo prezioso molto utilizzato nell’industria ma nello stesso tempo, l’argento è attraente per gli investitori grazie al suo costo estremamente basso rispetto all’oro e al platino.
Il dilemma per gli investitori sta nel capire quale delle due forze prevarrà sull’argento nei prossimi mesi e se queste influenze lo renderanno più o meno attraente rispetto ad altri metalli preziosi.
Oltre all’affermazione molto scontata che l’oro costa attualmente 66 volte di più rispetto all’argento è importante ricordare che, mentre l’oro continua a viaggiare sui massimi storici, l’argento rimane ancora a solo il 39% rispetto ai suoi massimi.
Solo questo fatto dovrebbe invogliare gli investitori ad acquistarlo, considerando che, all’epoca, il rapporto tra oro e argento era di appena 17 volte; un rapporto che implicherebbe un prezzo dell’argento intorno a 75 Dollari l’oncia considerando l’attuale valore del metallo giallo.
È importante notare che il livello di 75 Dollari non costituisce una previsione di prezzo, ma solo un’indicazione del valore relativo dell’argento in questo periodo.
Dal lato dell’offerta, si può prevedere un forte stimolo alla produzione di argento derivante sia dall’aumento della produzione dei metalli industriali sia dall’espansione delle miniere primarie, che hanno la produzione di argento come loro scopo principale.

Analisi del Piombo
Nell’ultimo quinquennio, siamo di fronte a un mercato del piombo il cui ciclo rialzista ha fatto quadruplicare le quotazioni nel giro di un paio d’anni, prima di subire un crollo che l’ha riportato al punto di partenza a 1.000 Dollari per tonnellata.
Dopo la ripresa del 2009, che ha anticipato di circa due mesi il rialzo sul mercato azionario, la soglia di 2.000 Dollari per tonnellata è stata superata nel mese di agosto e ora costituisce un importante supporto; la resistenza, invece, si trova intorno a 2.600 Dollari, in linea con i massimi del 2010.
In comune con gli altri metalli industriali la domanda per il piombo nel 2009 è stata guidata solamente dalla domanda cinese.
I dati dall’International Lead and Zinc Study Group (ILZSG), indicano un calo della domanda dall’Europa pari al 15,5%, dagli USA pari al 5,9% e dal Giappone pari al 27,2%. La domanda cinese, invece, è stata in crescita del 20,2% e ha avuto l’effetto di aumentare la domanda mondiale per l’1,4%. Allo stesso tempo, l’offerta è cresciuta dell’1,9% a 8,815 milioni di tonnellate, grazie soprattutto all’aumento del 3,5% della produzione mineraria; che, però, conta per appena il 46% della domanda totale, dato che il resto proviene dal riciclaggio.
Ci si domanda, naturalmente, se la domanda apparente cinese sia sostenibile, soprattutto considerando la sua netta controtendenza rispetto ai Paesi sviluppati.
Dal lato dell’offerta, invece, è circolata recentemente la notizia di un probabile aumento delle tasse sulle società minerarie in Australia. Questo Paese conta per il 13% della produzione mineraria e la decisione di aumentare le tasse potrebbe provocare un calo dei futuri investimenti in capacità produttiva, con possibili ricadute sull’offerta mondiale.


 

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