E’ una diceria popolare quella che vorrebbe i soldi in banca al sicuro. Al contrario di quello che siamo soliti pensare, i soldi tenuti in banca non sono completamente al sicuro. E’ vero l’assunto che i conti correnti non comportano gli stessi rischi di investire, come può capitare, ad esempio, nel campo della azioni, obbligazioni, o in Borsa, ma questo non significa che ne siano completamente privi. C’è sempre uno spauracchio poco considerato; anzi, per nulla certe volte. Questo si chiama inflazione, e attacca il nostro gruzzoletto diminuendo drasticamente il suo potere d’acquisto.
In pratica l’equazione è molto semplice: più è alta l’inflazione, ossia il prezzo medio di un paniere di beni, e più i nostri soldi perdono di valore. Se ragioniamo come facevamo i nostri avi, ossia con il metodo del materasso, ben presto ci accorgeremo che è una soluzione che non paga. L’inflazione può ridurre il nostro potere d’acquisto in modo significativo.
Ogni qualvolta al telegiornale appare un servizio che parla del tasso d’inflazione dovremmo drizzare le orecchie. Poco importa se il dato è poco significativo; qualche punto percentuale, cosa può mai essere? E invece no, è qui che l’investitore poco esperto dà un giudizio affrettato e non supportato da fatti.
Pensate che un tasso apparentemente contenuto, ad esempio del 2%, può trasformare in soli 5 anni i nostri 5.000 euro in 4.529! La tabella che segue, mira a evidenziare graficamente il procedimento di corrosione vera e propria che si attua in presenza d’inflazione
L’impatto dell’inflazione nell’arco di 5 anni:
|
€1000
|
€5000
|
€20.000
|
€50.000
|
|
|---|---|---|---|---|
| Inflazione annuale al 2% | €906 | €4529 | €18.114 | €45.286 |
| Inflazione annuale al 5% | €784 | €3.918 | €15.670 | €39.176 |
Fonte: BCE. A scopo esclusivamente illustrativo
Come è semplice vedere, l’impatto è tutto fuori che trascurabile. Chi possiede una somma di denaro deve porsi l’obiettivo di ogni investitore dovrebbe essere quello di perseguire rendimenti “reali” positivi. Questo significa incrementare il valore del proprio patrimonio a un tasso superiore rispetto a quello dell’inflazione.
Tenere i soldi in banca può solo in apparenza sembrare una scelta dettata dalla prudenza e e dal buon senso sembrare la scelta più prudente. I tassi d’interesse, seppur risibili, sono meglio di niente. Ma bisogna considerare che ai tassi d’interesse nominali sui depositi va sottratto, oltre alle imposte, il tasso d’inflazione. Il tasso d’interesse reale, quello che conta davvero quindi, a volte può risultare drasticamente ridotto, se non addirittura negativo.
Il consiglio è quello di scegliere con attenzione dove destinare i vostri sudati risparmi. Come abbiamo visto non sempre la strada più facile e sicura, si dimostra quella vincente.
Ringraziamo Schroders per le informazioni





