venerdì, 10 febbraio 2012

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Che cosa sono i “Titoli di Stato”?

Scritto da Redazione - mercoledì, 17 febbraio 2010 - Letto 1337 volte

titoli di stato Che cos’è un titolo di stato? Un titolo di stato è un vero e proprio titolo di debito emesso da società o enti pubblici ed attribuisce a chi acquista il diritto di vedere il proprio capitale rimborsato e accrescoito da un interesse specifico.

In altre parole, un titolo di stato è un’obbligazione, un prestito simile ad un vero e proprio buono di cassa. Quando si acquista un’obbligazione si presta denaro ad un governo, a una società o ad un altro ente che viene chiamato “ente emittente”. In cambio del prestito, l’emittente s’impegna a pagare uno specifico tasso d’interesse per la durata dell’obbligazione.

La qualità, o solvibilità, dell’emittente viene espressa mediante una misura globalmente riconosciuta, il rating, che esprime la classificazione della qualità degli emittenti di un titolo obbligazionario secondo determinati criteri che spaziano dalla solidità finanziaria alla potenzialità dell’emittente.

Concretamente il rating è una sorta di punteggio ponderato che gli istituti attribuiscono ai differenti emittenti. Le obbligazioni con rating AAA esprimono il più alto grado di qualità dell’emittente: bond con rating inferiori ingloberanno, nella loro quotazione, una riduzione del costo derivante dall’inferiore qualità dell’emittente. Va da sè che, maggiore è il rischio assocciato a determinati titoli, minore sarà il voto e più alta la remunerazione spettante all’investitore.

E’ abbastanza diffusa l’idea che investire in titoli di stato sia di per sè una scelta sicura poichè la solvibilità legata all’economia di un intero paese viene spesso data per scontata. In realtà, le cose non sono così semplici, ed è per questo che è importante informarsi: una volta che si è interessati all’acquisto di un titolo di stato, quale che sia l’ente emittente, cercare di raccogliere quante più informazioni possibili sullo “stato di salute” dell’economia del paese emittente (onde evitare ad esempio, situazioni eufemisticamente spiacevoli come quelle che, a partire dal 2002, hanno dovuto affrontare coloro che avevano investito il proprio danaro in bond argentini).

Penso che molti di voi abbiano almeno una volta investito in Bot, magari senza sapere che stavano prestando i loro soldi direttamente allo stato. E’ importante sapere invece che quando si acquistano titoli di stato si foraggia l’attività del Ministero dell’Economia, che finanzia il suo fabbisogno di liquidità, direttamente proporzionale alla difficoltà di colmare la differenza fra entrate ed uscite, soprattutto grazie ai titoli di stato.

Con questa scelta in pratica, il Ministero dell’Economia preferisce indebitarsi, piuttosto che aumentare le imposte o ridurre le spese.

In Italia, il Ministero dell’Economia e delle Finanze emette sul mercato cinque categorie di titoli di Stato:

1) Buoni Ordinari del Tesoro (BOT):
sono dei titoli a breve termine che possono durare 3, 6 e 12 mesi. Sono privi di cedole ed il rendimento è dato dallo scarto di emissione.

2) Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ):
sono dei titoli della durata di 24 mesi, privi di cedole.

3) Buoni del Tesoro Poliennali (BTP):
sono dei titoli della durata di 3, 5, 10, 15 e 30 anni, con cedole fisse semestrali.

4) Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’Inflazione Europea (BTP€i):
sono dei titoli della durata di 5 e 10 anni, nei quali sia il capitale rimborsato a scadenza, sia le cedole semestrali sono rivalutati in base all’andamento dell’inflazione europea, misurato dall’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo (IAPC) nella Zona euro. Questi titoli garantiscono una protezione contro l’aumento dei prezzi in Europa.

5) Certificati di Credito del Tesoro (CCT):
sono dei titoli della durata di 7 anni e cedole variabili semestrali, legate al rendimento dei BOT a 6 mesi più una maggiorazione.

E’ interessante sapere che fino al 1999 i titoli di stato erano consegnati fisicamente all’acquirente (ossia in forma cartacea), che poi doveva recarsi in banca per la riscossione degli interessi previo lo “stacco” di una “cedola” allegata al titolo stesso. Da questo modo di corresponsione degli interessi deriva la frase “staccare la cedola”, ancora oggi in uso, anche se le modalità di riscossione sono radicalmente diverse.

Oggi i titoli sono “de-materializzati” e rappresentati dalla semplice ricevuta bancaria e dall’estratto conto dei titoli registrati sul deposito titoli intestato all’acquirente. Ciò consente l’accredito diretto sul conto corrente delle cedole e del capitale a scadenza.

   

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